3 mesi ago

Retinoblastoma: What the Neuroradiologist Needs to Know

V.M. Silvera, J.B. Guerin, W. Brinjikji, and L.A. Dalvin

Retinoblastoma: What the Neuroradiologist Needs to Know | American Journal of Neuroradiology (ajnr.org)

 

Questo articolo di revisione tratta la presentazione clinica del retinoblastoma, le modalità di imaging oftalmico, i reperti di imaging neuroradiologico e le attuali opzioni di trattamento, ponendo speciale enfasi su cosa il radiologo deve sapere. Il neuroradiologo è interessato nella diagnosi, stadiazione, trattamento (es. chemioterapia intrarteriosa) e follow-up.

Il retinoblastoma origina dalla retina e può mostrarsi come crescita endofitica nella camera vitrea; crescita esofitica nello spazio sottoretinico; crescita diffusa ed infiltrativa a livello della retina.

Diverse modalità di imaging sono dibattute con i neuroradiologi, guidati in un primo momento dalla RM per valutare l’invasione del nervo ottico, l’estensione tumorale extraoculare, e la malattia intracranica. La TC nella valutazione del retinoblastoma è oggi considerata obsoleta anche per il rischio potenziale di sviluppare tumori secondari all’esposizione a radiazioni ionizzanti (soprattutto il retinoblastoma a cellule germinali), non aggiungendo alcun valore rispetto agli ultrasuoni per l’identificazione di calcificazioni.

All’imaging di RM, il tumore è debolmente iperintenso rispetto al vitreo nelle immagini pesate in T1, ipointenso nelle immagini pesate in T2, mostra ridotta diffusività nelle immagini pesate in diffusione ed enhancement disomogeneo dopo somministrazione di gadolinio. La calcificazione tumorale può essere evidente come assenza di segnale nelle sequenze di suscettibilità magnetica.

Il coinvolgimento del nervo ottico post-laminare è un reperto di alto rischio (visto nell’8% dei casi) e richiede l’enucleazione. Le fasi precoci di questa evenienza sono difficili da valutare alla RM. L’ispessimento e l’enhancement del nervo ottico post-laminare all’imaging di RM in genere indica l’estensione tumorale. I più affidabili criteri diretti all’imaging di RM per scartare l’invasione avanzata del nervo ottico sono diametro regolare del nervo ottico, regolare segale in T2 del nervo ottico e enhancement del nervo ottico maggiore di 3 mm all’imaging post-contrastografico.

La chemioterapia intrarteriosa è oggi uno standard nella terapia di prima linea, soprattutto per i tumori avanzati unilaterali e si associa ad un minor rischio di effetti collaterali come ototossicità e neurotossicità associate alla chemioterapia sistemica.

Nei casi di retinoblastoma ereditario, la RM è inoltre utile per la valutazione di altri tumori concomitanti (retinoblastomi trilaterali/ quadrilaterali). Dopo la terapia, la RM è utile per il controllo di malattia e anche per la sorveglianza a lungo termine per lo sviluppo di tumori aggiuntivi.

 

 

Clinical, Imaging, and Lab Correlates of Severe COVID-19 Leukoencephalopathy

  1. Rapalino, A. Pourvaziri, M. Maher, A. Jaramillo-Cardoso, B.L. Edlow, J. Conklin, S. Huang, B. Westover,

J.M. Romero, E. Halpern, R. Gupta, S. Pomerantz, P. Schaefer, R.G. Gonzalez, S.S. Mukerji, and M.H. Lev

Clinical, Imaging, and Lab Correlates of Severe COVID-19 Leukoencephalopathy – PubMed (nih.gov)

 

Quesito clinico

Caratterizzazione dei reperti clinici, di imaging e di laboratorio della leucoencefalopatia da COVID-19.

 

Metodi

Studio di osservazione, retrospettivo dei pazienti ammessi al Massachusetts General Hospital tra il 1 febbraio 2020 e il 12 maggio 2020. Sono stati identificati quarantasette pazienti adulti positivi per SARS-CoV-2 con RM dell’encefalo. Di questi, 27 erano ricoverati in terapia intensiva durante lo studio e sono stati inclusi nell’analisi.

 

Reperti e resultati:

Dei 27 pazienti inclusi nello studio, 7 avevano la leucoencefalopatia con ridotta diffusività mentre 20 non avevano leucoencefalopatia con ridotta diffusività. Non c’erano differenze significative tra i vari gruppi.

I pazienti con ridotta diffusività comparati con il gruppo di controllo avevano un BMI significativamente maggiore (p<.01). Non c’erano differenze significative in altre caratteristiche di base come l’uso di tabacco, patologie concomitanti, sintomi precedenti al ricovero, precedente arresto cardiaco e numero di giorni sintomatici (compresa dispnea).

I pazienti con ridotta diffusività tendevano più spesso ad avere insufficienza renale acuta e minori valori di GFRs (p< .06 per entrambi). Non c’erano differenze significative tra i due gruppi nel tasso di shock settico, ischemia intestinale, o coagulazione intravasale disseminata.

Il gruppo con ridotta diffusività mostrava una distribuzione riproducibile delle lesioni confluenti, prevalentemente simmetrica, della sostanza bianca sopratentoriale e dei peduncoli cerebellari medi (P < 001).

 

Conclusioni:

Questi reperti di imaging delle lesioni della sostanza bianca si sovrappongono a diverse condizioni che possono aiutare a chiarire la fisiopatologia della grave encefalopatia da COVID-19.

Questi includono leucoencefalopatia ritardata post-ischemica, leucoencefalopatia associata alla sepsi e encefalopatia metabolica associata a squilibri elettrolitici.

 

Implicazioni:

Questo articolo aumenta la nostra conoscenza sulla possibile fisiopatologia dei quadri di reperti imaging visti con la grave infezione da COVIS-19 che comprende aree di cambiamenti ischemici, squilibri del trasporto elettrolitico, ipossia silente nel quadro di tempesta citochinica associata alla malattia.

 

 

Radiation-Induced Imaging Changes and Cerebral Edema following Stereotactic Radiosurgery for Brain AVMs

B.J. Daou, G. Palmateer, D.A. Wilkinson, B.G. Thompson, C.O. Maher, N. Chaudhary, J.J. Gemmete, J.A. Hayman,

  1. Lam, D.R. Wahl, M. Kim, and A.S. Pandey

Radiation-Induced Imaging Changes and Cerebral Edema following Stereotactic Radiosurgery for Brain AVMs | American Journal of Neuroradiology (ajnr.org

Quesito clinico:

Questo studio ha l’obiettivo di analizzare le caratteristiche e le associazioni del segnale in T2/FLAIR al follow-up di RM nei pazienti sottoposti a radiochirurgia stereotattica (SRS) per MAV.

Metodi:

I soggetti di questo studio sono stati arruolati dopo una revisione retrospettiva dei risultati medici ottenuti durante un periodo di studio di 28 anni (gennaio 1990-dicembre 2018). Sono stati identificati i pazienti trattati con STS per MAV cerebrali che avevano al massimo un periodo di follow-up RM di un anno.

Oltre 160 MAV sono state trattate in 148 pazienti arruolati in questo studio, dei quali 42 pazienti erano pediatrici (26.2%). L’analisi di regressione logistica era usata per valutare i predittori di outcome.

Reperti e risultati:

Il punteggio medio di Spetzler-Martin era 3. Tredici MAV (8,1%) erano classificate con un punteggio di Spetzler-Martin di I; 42 (26,3%) come grado II; 71 (44.4%), come grado III; 29 (18.1%), come grado IV; e 5 (3.1%), come grado V. Il diametro massimo medio dell’MAV era di 2,8 cm. Il volume target medio dell’AVM era 7,4 ml, il volume medio della superficie dell’isodosi era 12,5 ml e la dose media di radiazioni era 16,5 Gy.Una nuova iperintensità di segnale in T2/FLAIR è stata osservata nel 40% delle MAV. I volumi di T2/FLAIR a 3, 6, 12, 18 e 24 mesi erano, rispettivamente, 4,04, 55,47, 56,42, 48,06 e 29,38 ml.Nei pazienti che hanno sviluppato cambiamenti all’imaging indotti dalle radiazioni, 45/65 pazienti (69.2%) avevano nuovi segni neurologici o sintomi post-SRS. Nei pazienti che non hanno sviluppato cambiamenti all’imaging, 9/95 pazienti (9.5%) avevano nuovi segni neurologici o sintomi (p .0001).

122 pazienti hanno eseguito l’imaging di follow-up a 2 anni per valutare la chiusura della MAV. Nei pazienti che hanno sviluppato cambiamenti all’imaging indotti dalle radiazioni, 39/46 pazienti (84.8%) avevano una chiusura completa delle MAV. Nei pazienti che non avevano sviluppato cambiamenti all’imaging, 55/76 pazienti (72.4%) avevano una chiusura completa della MAV (p .1).

Fattori statisticamente significativi associati con i cambiamenti all’imaging indotti dalle radiazioni erano un punteggio di Spetzler-Martin di grado IV, diametri massimali maggiori, e la presenza di multiple arterie di nutrimento. L’occorrenza di nuovi segni radiologici e segni post-SRS era significativamente associata con la presenza di cambiamenti all’imaging indotti dalle radiazioni (P<.001).

Conclusioni:

I cambiamenti all’imaging indotti dalle radiazioni sono comuni nel periodo post-trattamento che segue LINAC basata sulla SRS per le MAV cerebrali, con un picco a 12 mesi circa e sono significativamente associati con nuovi segni e sintomi neurologici. I pazienti con MAV di maggiori dimensioni e MAV con multiple arterie di nutrimento hanno un maggiore rischio di sviluppare cambiamenti all’imaging indotti dalle radiazioni.

Implicazioni:

Questo studio aumenta le nostre conoscenze sulle anomalie di segnale in T2/FLAIR indotte dalle radiazioni in seguito a SRS e i fattori con questa associati.

 

 

Head CT: Toward Making Full Use of the Information the X-Rays Give

K.A. Cauley, Y. Hu, and S.W. Fielden

Head CT: Toward Making Full Use of the Information the X-Rays Give | American Journal of Neuroradiology (ajnr.org)

In questa revisione vengono discussi i metodi attuali e le possibili applicazioni dell’analisi quantitativa dell’imaging CT della testa. Godfrey Hounsfield notò come la capacità quantitativa della TC è uno dei suoi migliori vantaggi rispetto ai raggi x in 2D, tuttavia le capacità quantitative cliniche della TC della testa rimangono in gran parte inesplorate.

Nonostante le immagini cliniche TC cerebrali siano tipicamente interpretate in modo qualitativo, metodi automatizzati applicati alle TC encefalica di routine consentono valutazioni quantitative del volume cerebrale, la frazione parenchimale cerebrale, la radiodensità cerebrale e la radiomassa cerebrale.

Questi parametri assumono significato quando viste in relazione ad un database di riferimento e espresse come valori quantili di regressione. I database di riferimento possono essere generati da studi radiologici con reperti normali ottenuti in pazienti senza significativa storia clinica o senza malattie sistemiche. In questo modo, un ampio database può essere soggetto ad analisi statistiche per identificare i parametri normativi.

Dati di imaging quantitativo possono aiutare nella segnalazione oggettiva e nell’identificazione dei valori normali, con possibili implicazioni diagnostiche. Il confronto con un database di riferimento necessita di una standardizzazione dei parametri e protocolli dell’imaging TC della testa.

Una ricerca futura è necessaria per imparare l’effetto dell’imaging virtuale monocromatico sulle caratteristiche quantitative delle immagini TC della testa.

 

 

Variability of Normal Pressure Hydrocephalus Imaging

Biomarkers with Respect to Section Plane Angulation:

How Wrong a Radiologist Can Be?

  1. Ryska, O. Slezak, A. Eklund, J. Salzer, J. Malm, and J. Zizka

Variability of Normal Pressure Hydrocephalus Imaging Biomarkers with Respect to Section Plane Angulation: How Wrong a Radiologist Can Be? | American Journal of Neuroradiology (ajnr.org)

Quesito clinico

Lo scopo di questo studio è stato quello di valutare la variabilità dei biomarcatori trasversali individuali di iNPH (idrocefalo normoteso idiopatico) (es. indice di Evans, angolo callosale, angolo callosale semplificato, diametri del corno frontale ecc) rispetto alle diverse angolazioni del piano di imaging (piani di imaging transversale come quello bicallosale, bicommissurale, ipofisi-fastigium [Hy-Fa], e la linea verticale del tronco encefalo).

Metodi

Ottanta soggetti (35 con idrocefalo normoteso clinicamente confermato di 45 anni di età e controlli sani abbinati al sesso) sono stati arruolati in modo prospettico in uno studio di RM cerebrale a 3T. Due lettori indipendenti hanno assegnato i biomarkers radiologici di idrocefalo normoteso a partire da sezioni allineate parallelamente o perpendicolarmente al piano bicallosale, bicommissurale, ipofisi-fastigium e tronco encefalo rispettivamente.

Reperti e risultati:

l’idrocefalo con una dilatazione sproporzionata dello spazio subaracnoideo, l’angolo callosale semplificato, il diametro del corno frontale, l’indice z di Evans e la larghezza media verticale della cella media non hanno mostrato differenze sistematiche significative in nessuna delle combinazioni sui sei paini studiate. I restanti 7 biomarkers (compreso l’indice di Evans e l’angolo callosale) hanno mostrato differenze significative in 4 su 6 sezioni di piani di combinazione confrontati. I valori ottenuti dalle sezioni allineate con la linea verticale del tronco encefalo (parallele al margine posteriore del tronco encefalo) hanno mostrato i risultati più variabili dalle altre sezioni di angolazione.

Conclusioni:

Sette di 12 biomarkers di iNPH, compreso i frequentemente usati indice di Evans e l’angolo callosale, hanno mostrato deviazioni statisticamente significative quando misurate su sezioni dove l’angolazione differiva o non combaciava con la corretta definizione della sezione pubblicata nella letteratura classica.

Un’aumentata attenzione radiologica e clinica dovrebbe essere posta ai biomarkers mostrando bassa variabilità legata all’angolazione mentre alta specificità per i cambiamenti morfologici legati all’iNPH come l’indice z di Evans, il diametro del corno frontale o l’idrocefalo con dilatazione sproporzionale degli spazi subaracnoidee.

Implicazioni:

Poiché diverse istituzioni usano varie definizioni delle sezioni trasversali e coronali di imaging cerebrali, il confronto di sezioni di imaging e biomarkers di diversi studi può essere impreciso, come dimostrato in questo studio sull’iNPH.

Questo studio suggerisce che lo sforzo sistematico di standardizzare e unificare le definizioni del piano di imaging della sezione trasversale porterebbe benefici sostanziali che si estendono ben oltre la comunità radiologica.

 

 

References
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