What’s new in MSK Imaging (Italian) – April 2021

1 anno ago

Translated by Eleonora Contrino and Roberto Cannella 

 

CT Phantom Evaluation of 67,392 American College of Radiology Accreditation Examinations: Implications for Opportunistic Screening of Osteoporosis Using CT 

Robert D. Boutin, MD, Andrew M. Hernandez, PhD, Leon Lenchik, MD, J. Anthony Seibert, PhD, Dustin A. Gress, MS and John M. Boone, PhD 

American Journal of Roentgenology 

https://www.ajronline.org/doi/abs/10.2214/AJR.20.22943 

Background: L‘utilizzo della TC per lo screening dell’osteoporosi è possibile grazie ad un’ampia disponibilità di software per le misurazioni automatiche dell’attenuazione ossea e ai valori di riferimento di attenuazione ossea ricavati da grandi coorti. L’impatto della calibrazione della TC e l’incongruenza delle misurazioni di attenuazione tra diversi produttori di TC rende difficile la standardizzazione dei fattori tecnici utilizzati per la valutazione TC dell’osso. Per stabilire la validità tecnica di un biomarker quantitativo di imaging, è fondamentale determinare come si comporta un test con oggetti di riferimento noti in condizioni controllate, anche per la determinazione del bias (errore di misurazione sistematico). Nella pratica clinica, il controllo di qualità TC viene comunemente valutato con un fantoccio standard contenente oggetti di riferimento noti. Il fantoccio dell’American College of Radiology (ACR) contiene oggetti di riferimento incorporati che consentono la valutazione di diverse caratteristiche, inclusa l’attenuazione. Questo fantoccio è ampiamente utilizzato e i dati di accreditamento vengono raccolti dall’ACR per più produttori di TC. 

Domande: Esiste un bias sistematico nelle misurazioni dell’attenuazione tra scanner TC realizzati da produttori differenti? Qual è l’impatto di questo bias nello screening per l’osteoporosi? 

Design: studio retrospettivo 

Criteri di inclusione: i dati sull’accuratezza dell’attenuazione (modulo 1) ottenuti tra gennaio 2011 e agosto 2018 utilizzando il fantoccio per laccreditamento TC dell’ACR (modello 464, Gammex) sono stati valutati in modo retrospettivo per valutare potenziali differenze nelle misurazioni dell’attenuazione tra quattro produttori di scanner TC per il protocollo della TC addominale negli adulti. 

Metodi: i dati sull’accuratezza della misurazione dell’attenuazione sono stati acquisiti utilizzando il fantoccio di accreditamento dell’ACR e sono stati valutati in cieco per quattro produttori di CT (8500 richieste di accreditamento per il produttore A; 18.575 per il produttore B; 8278 per il produttore C; 32.039 per il produttore D). Nell’analisi è stato utilizzato il valore di attenuazione per l’acqua, l’acrilico (surrogato per osso trabecolare) e il Teflon (surrogato per osso corticale; Chemours) per una tecnica di TC addominale per adulti (120 kV, 240 mA, algoritmo di ricostruzione standard). Le differenze nel valore di attenuazione tra tutti i produttori sono state valutate utilizzando il test Kruskal-Wallis seguito da un confronto multiplo tra due gruppi. 

Risultati principali: il valore medio di attenuazione per l’acqua variava da −0,3 a 2,7 UH, con differenze molto significative tra tutti i produttori (p <0,001). Per il surrogato dell’osso trabecolare, anche le differenze nei valori di attenuazione tra tutti i produttori erano altamente significative (p <0,001), con valori medi di 120.9 (SD 3.5), 124.6 (3.3), 126.9 (4.4) e 123.9 (3.4) UH rispettivamente per i produttori A, B, C e D. Per il surrogato dell’osso corticale anche le differenze nei valori di attenuazione tra tutti i produttori erano altamente significative (p <0,001), con valori medi di 939,0 (14,2), 874,3 (13,3), 897,6 (11,3) e 912,7 (13,4) UH rispettivamente per i produttori A, B, C e D. 

Conclusione: gli scanner CT realizzati da diversi produttori mostrano scostamenti sistematici nella misurazione dell’attenuazione se confrontati tra loro. La conoscenza di questi scostamenti è utile per ottimizzare l’accuratezza della diagnosi dell’osteoporosi. 

Take home message  

  • La scansione TC di varie parti del corpo può essere utilizzata per la valutazione dell’osteoporosi.
  • I coefficienti di attenuazione ossea vengono utilizzati per valutare l’osteoporosi.
  • Esistono differenze nelle varie misurazioni dell’attenuazione tra i diversi fornitori. Un utente dovrebbe essere consapevole di queste variazioni, tenendo conto dei valori per l’osteoporosi.

 

Low-Dose CT in Pelvic Imaging: Comparing Dose and Image Quality in Relation to Clinical Value in a Phantom Study 

Carsten Hackenbroch, MD, Marius Feilhuber, MD, Daniel Halt, MD, Hans-Joachim Riesner, MD, Meinrad Beer, MD and Arthur Wunderlich, PhD 

American Journal of Roentgenology

https://www.ajronline.org/doi/abs/10.2214/AJR.20.22907 

Background: Con la radiografia convenzionale, altre strutture ossee nell’immagine possono rendere difficile la valutazione in particolare delle parti dorsali del cingolo pelvico. Risulta difficile, pertanto, valutare il consolidamento della frattura o dei dispositivi di fissazione interna impiantati che iniziano ad allentarsi. Con la TC, il cingolo pelvico dorsale può essere visualizzato senza essere oscurato dalle strutture ossee sovrastanti. Tuttavia, la dose di radiazioni associata a una TC a dose piena è molte volte maggiore della dose anche di un esame radiografico in tre proiezioni. In questo studio con fantoccio, vengono confrontate le misurazioni della dose, la qualità dell’immagine oggettiva e soggettiva e i calcoli della cifra/ figura di merito (FOM) tra la radiografia convenzionale e la TC eseguita con e senza il filtro a stagno, per determinare la tecnica di imaging ottimale per gli esami del bacino (valutare il consolidamento e il controllo della lussazione) e quindi migliorare la gestione del paziente. 

Domande: è possibile eseguire una TC a basso dosaggio della pelvi utilizzando una dose simile a quella utilizzata in un esame radiografico standard? La TC ha un valore clinico maggiore della radiografia a causa della sua migliore delineazione di strutture complesse? 

Metodi: per il confronto della dose, sono stati utilizzati un fantoccio antropomorfo con 20 dosimetri termoluminescenti, due diversi scanner TC e tre dispositivi di radiografia convenzionale. Sono stati eseguiti sette protocolli TC (incluso il filtro in stagno) e quattro diversi esami radiografici. Tra le tecniche sono stati confrontati calcoli della dose, valutazioni oggettive e soggettive della qualità dell’immagine e calcoli della figura di merito. Inoltre, le immagini ottenute sono state valutate in un contesto clinico. Per i risultati soggettivi è stata determinata la correlazione tra gli osservatori. 

Risultati principali: I valori di dose dei protocolli TC a basso dosaggio testati, in particolare quelli che utilizzano un filtro in stagno, corrispondevano o erano solo leggermente superiori ai valori di dose delle immagini radiografiche pelviche convenzionali realizzate in tre proiezioni. Gli esami TC a basso dosaggio sono stati giudicati sufficienti per il controllo del consolidamento e davano informazioni significativamente superiori rispetto la radiografia convenzionale. Il filtro in stagno ha mostrato migliori risultati per la TC a basso dosaggio in termini di combinazione di dose e qualità dell’immagine clinicamente rilevante. 

Conclusione: in questo studio, la TC a basse dosi è risultata superiore alla radiografia per la visualizzazione e la valutazione del cingolo pelvico dorsale, con un’esposizione alle radiazioni solo marginalmente più elevata quando sono stati utilizzati i sistemi TC di ultima generazione. Il filtro in stagno può migliorare la qualità dell’immagine, creare ulteriori riduzioni della dose o fornire entrambi i vantaggi. 

Commenti editoriali senior: questo lavoro evidenzia che utilizzando nuove tecniche di TC, la dose di radiazioni non è lontana dalla radiografia convenzionale, pur mantenendo i vantaggi dell’imaging tridimensionale. Tuttavia, il costo e la disponibilità dello scanner sono altre considerazioni importanti e l’efficienza dei costi probabilmente migliorerà in futuro per una migliore assistenza ai pazienti. 

Take home message  

  • La visualizzazione del cingolo pelvico dorsale richiede un’elevata dose di radiazioni nella scansione TC di routine
  • Un’alternativa alla radiografia è la TC a basso dosaggio.
  • La TC a basso dosaggio dimostra una capacità superiore di valutazione del cingolo pelvico dorsale.

 

Differentiation of Vertebral Metastases From Focal Hematopoietic Marrow Depositions on MRI: Added Value of Proton Density Fat Fraction 

Yongjun Jung, MD, Seong Woo Jeon, MD, Kyu-Sung Kwack, MD, PhD, Jae Sung Yun, MD, Han-Dong Lee, M and Sunghoon Park, MD 

American Journal of Roentgenology  

https://www.ajronline.org/doi/abs/10.2214/AJR.19.22698 

Background: Un’intensa iperplasia ematopoietica del midollo osseo può produrre un’intensità del segnale uguale o inferiore a quella del muscolo nelle immagini T1-pesate, il che rende difficile differenziarlo dalle lesioni maligne del midollo osseo. Inoltre, l’iperplasia nodulare focale del midollo, che rappresenta un pattern di ipertrofia focale del midollo ematopoietico, può presentare captazione alla PET /TC, imitando le metastasi ossee. Chemical-shift encodingbased water-fat MRI è un metodo non invasivo per valutare la densità protonica della frazione di grasso (PDFF), che è un metodo di imaging quantitativo promettente per la stima della concentrazione di grasso nel midollo osseo vertebrale. Riduce al minimo l’influenza dei fattori di confusione tramite un basso flip angle (per ridurre al minimo il bias T1) e tecniche multiecho per correggere il decadimento T2 *, ed è stato utilizzato con un multipeak. fat model per quantificare il PDFF. 

Domande: la densità protonica della frazione di grasso (PDFF) aiuterà a differenziare le metastasi vertebrali dalle deposizioni focali di midollo ematopoietico? 

Design: studio retrospettivo 

Partecipanti: Lo studio ha incluso 44 pazienti con 30 metastasi vertebrali e 14 deposizioni focali di midollo osseo che sono stati sottoposti a risonanza magnetica del rachide. 

Criteri di esclusione: molteplici; una lesione troppo piccola per posizionare una ROI su una mappa PDFF; una lesione accompagnata da fratture patologiche, distruzione corticale, masse epidurali o dei tessuti molli o una combinazione di uno qualsiasi di queste condizioni; qualità dell’immagine insoddisfacente o presenza di artefatti; chemioterapia o radioterapia ricevuti prima della RM; o qualsiasi combinazione dei suddetti motivi. 

Metodi: le diagnosi finali erano basate sulla conferma istologica, sulla RM di follow-up o sulla PET / TC. Due radiologi muscoloscheletristi con 1 e 15 anni di esperienza hanno interpretato in modo indipendente entrambi i set di immagini (cioè, immagini dalla risonanza magnetica convenzionale rispetto alle immagini dalla risonanza magnetica convenzionale e PDFF combinate). Utilizzando una scala a 5 punti, gli osservatori hanno valutato la loro confidenza/sicurezza nella malignità delle lesioni vertebrali. La performance diagnostica dei due set di immagini è stata valutata mediante analisi della curva ROC. Sensibilità, specificità e accuratezza (per entrambi i set di immagini) sono state confrontate utilizzando il test di McNemar. I coefficienti Kappa sono stati calcolati per valutare l’accordo tra gli osservatori. 

Risultati principali: entrambi gli osservatori hanno mostrato prestazioni diagnostiche migliorate dopo l’aggiunta di PDFF (AUC, 0,840–0,912 e 0,805–0,895 per gli osservatori 1 e 2, rispettivamente). Tuttavia, l’aggiunta della PDFF non ha migliorato in modo significativo la sensibilità e la specificità di entrambi gli osservatori (p> .05). La concordanza tra osservatori è migliorata significativamente da moderata (κ = 0,563) a eccellente (κ = 0,947) dopo l’aggiunta della PDFF. 

Conclusione: l’aggiunta di PDFF ad un protocollo RM convenzionale ha migliorato le prestazioni diagnostiche per differenziare le metastasi vertebrali dalle deposizioni focali nel midollo osseo, ma senza comportare un miglioramento significativo della sensibilità e della specificità. 

Commenti del redattore senior: Il chemical shift è molto utile per migliorare l’accuratezza nella distinzione di una lesione maligna rispetto ad un midollo osseo sano, con una maggiore sicurezza dell’osservatore e questo articolo evidenzia bene il valore della valutazione quantitativa dei due processi midollari comunemente riscontrati. 

Take home message  

  • Una intensa iperplasia ematopoietica del midollo osseo può creare confusione nella valutazione di lesioni ossee maligne.
  • La densità protonica della frazione di grasso (PDFF) della colonna vertebrale aiuta a differenziare le metastasi vertebrali dal midollo ematopoietico.
  • Le prestazioni diagnostiche migliorano con l’aggiunta della PDFF, ma non si ha nessun miglioramento in sensibilità e specificità.

 

Whole-Body Low-Dose CT in Multiple Myeloma: Diagnostic Value of Appendicular Medullary Patterns of Attenuation 

Vassilis Koutoulidis, MD, Evangelos Terpos, MD, Ioanna Klapa, MD, George Cheliotis, MSc, Ioannis Ntanasis-Stathopoulos, MD, Andriani Boultadaki, MD, Maria Gavriatopoulou, MD, Efstathios Kastritis, MD, Meletios A. Dimopoulos, MD and Lia A. Moulopoulos, MD 

American Journal of Roentgenology 

https://www.ajronline.org/doi/abs/10.2214/AJR.20.23204?mobileUi=0 

Background: La TC a basso dosaggio whole-body, rispetto alle radiografie convenzionali, è molto più sensibile per il rilevamento dell’osteolisi nei pazienti con Mieloma Multiplo, richiede meno tempo e provoca molto meno discomfort, specialmente ai pazienti che provano dolore a causa di lesioni osteolitiche, di fratture, impingement su strutture neurali o una combinazione di questi fattori. In spazi midollari ampi come le cavità midollari dello scheletro appendicolare prossimale, possono essere presenti tessuti molli iperattenuanti, sotto forma di noduli focali o infiltrazione diffusa. Si presume che tale iperattenuazione possa spesso rappresentare localizzazioni di mieloma, sebbene sia molto difficile confermare l’ipotesi mediante biopsia. Le lesioni midollari periferiche sono considerate positive per il mieloma dalla RM whole-body e dalla PET / TC se soddisfano rispettivamente determinati criteri come la diffusività limitata e l’ipermetabolismo. 

Domande: Quali sono i pattern di attenuazione del midollo nello scheletro appendicolare osservati con la TC a basso dosaggio whole-body in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi? Qual è la performance diagnostica della TC a basso dosaggio whole-body nel rilevare l’infiltrazione midollare diffusa? 

Design: studio retrospettivo 

Partecipanti: un totale di 76 pazienti (età media, 63,1 anni; intervallo, 37-86 anni) inclusi 42 uomini e 34 donne. 

Criteri di inclusione: MM o SMM di nuova diagnosi secondo criteri standard, imaging con TC a basso dosaggio whole-body e RM rachide alla valutazione iniziale ed entrambi gli esami di imaging eseguiti entro 21 giorni l’uno dall’altro e prima dell’inizio di qualsiasi trattamento. 

Metodi: Le cavità midollari di femori e omeri sono state valutate qualitativamente e quantitativamente alla TC. I valori di attenuazione del midollo e il rapporto di attenuazione media sono stati registrati per ogni osso lungo. Come riferimento è stato utilizzato il pattern di coinvolgimento del midollo sulla RM del rachide. è stato utilizzato il test chi-quadrato per valutare la relazione tra il pattern della cavità midollare dello scheletro appendicolare basata su TC e il pattern di RM, ed è stata eseguita l’analisi ROC per valutare la performance diagnostica delle misurazioni dell’attenuazione in TC per la differenziazione di pattern misti o diffusi di cavità midollare appendicolari. 

Risultati principali: i valori di attenuazione del midollo TC basati differivano significativamente tra i modelli misti, nodulari e diffusi delle cavità midollari nei femori e negli omeri. Per discriminare tra modelli diffusi e misti di cavità midollare appendicolare TC basati, i valori di attenuazione del cutoff ottimali sono stati 63 UH per i femori e 52 UH per gli omeri. Un totale di 24 pazienti su 30 (80,0%) con un pattern RM diffuso ha mostrato un pattern diffuso della cavità midollare appendicolare TC basato su TC a basso dosaggio whole-body e tutti i pazienti con un pattern diffuso di cavità midollare appendicolare TC basato hanno anche mostrato un pattern diffuso alla risonanza magnetica. 

Conclusione: secondo l’analisi dei modelli midollari di attenuazione, la TC a basse dosi whole-body può identificare i pazienti con mieloma multiplo con coinvolgimento midollare diffuso. 

Commenti editoriali senior: l’aumento della densità midollare rimane una sfida per la TC whole-body per differenziare la riconversione del midollo rosso dalla neoplasia. Questo lavoro è prezioso e la TC dualenergy potrebbe, in futuro, far avanzare ulteriormente la conoscenza in questo campo, in quanto le misurazioni dell’attenuazione, se non corrette, possono essere inaccurate. Il confronto simultaneo con una risonanza magnetica è stato un punto di forza dello studio. 

Take home message  

  • Rispetto alle radiografie convenzionali dell’intero corpo, la TC a basso dosaggio whole-body è più sensibile per il rilevamento dell’osteolisi nei pazienti con mieloma multiplo.
  • I pattern midollari di attenuazione nella TC a basse dosi whole-body possono aiutare a identificare il coinvolgimento midollare diffuso nei pazienti con mieloma multiplo

 

MRI Criteria for Meniscal Ramp Lesions of the Knee in Children With Anterior Cruciate Ligament Tears 

Jie C. Nguyen, MD, MS, Joshua T. Bram, BS, J. Todd R. Lawrence, MD, PhD, Shijie Hong, BS, Tomasina M. Leska, BS, Theodore J. Ganley, MD and Victor Ho-Fung, MD 

American Journal of Roentgenology

https://www.ajronline.org/doi/abs/10.2214/AJR.20.23389 

Background: Le lesioni della rampa meniscale sono state definite come lesioni periferiche longitudinali del menisco mediale che coinvolgono il legamento meniscocapsulare posteriore, il legamento meniscotibiale e/o la zona rosso-rossa del corno posteriore. 

Molti casi che hanno incluso principalmente pazienti adulti dimostrano una varietà di reperti RM tra cui separazione meniscocapsulare con o senza intensità fluido del segnale, irregolarità periferica o una lacerazione che coinvolge il corno posteriore del menisco mediale e l’edema posteromediale del midollo del piatto tibiale utilizzato per identificare le lesioni della rampa. L’unico report pubblicato sui bambini con lesioni a rampa ha rilevato che la risonanza magnetica preoperatoria è sensibile al 23% per l’identificazione della lesione meniscocapsulare. D’altronde, i risultati della risonanza magnetica non sono stati confrontati sistematicamente tra i bambini con lesioni a rampa confermate artroscopicamente e quelli con articolazioni meniscocapsulari intatte. 

La prima immagine mostra una lacerazione longitudinale periferica del menisco su un’immagine T2- fat-sat in sagittale in un ragazzo di 18 anni con debolezza del LCA. La seconda immagine mostra una normale giunzione meniscocapsulare in una ragazza di 17 anni. La freccia indica un normale recesso meniscocapsulare. 

Domande: quali sono i risultati della risonanza magnetica associati a una diagnosi artroscopica di lesione della rampa meniscale nei bambini con lacerazione concomitante del legamento crociato anteriore (LCA)? 

Design: studio retrospettivo 

Partecipanti: 85 bambini che sono stati sottoposti a un esame di RM preoperatorio e ricostruzione del LCA primario sotto guida artroscopica tra il 1 giugno 2017 e il 31 dicembre 2019. 

Criteri di esclusione: i pazienti sono stati esclusi se le note chirurgiche non riportavano in modo esplicito l’integrità della giunzione meniscocapsulare posteromediale, se i pazienti erano stati sottoposti a precedente ricostruzione del LCA o se gli esami di RM preoperatori non erano stati eseguiti entro 120 giorni prima dell’artroscopia. Sono stati esclusi anche pazienti con deformità sindromica o post-traumatica, anamnesi di artropatia infettiva o infiammatoria, età superiore a 20 anni o con esami RM non diagnostici perché incompleti o con artefatti da movimento. Sono stati esclusi anche gli esami di RM che non includevano almeno una sequenza sensibile al fluido su i piani assiale e sagittale. 

Metodi: due radiologi hanno riesaminato, in cieco dai reperti artroscopici, tutti gli esami di RM e hanno raggiunto un consenso sulla presenza o assenza di versamento e su vari reperti all’interno delle articolazioni tibiofemorali mediali e laterali. I test Chi-quadrato, di Fisher, t indipendente e Mann-WhitneyU sono stati utilizzati per confrontare i risultati della risonanza magnetica tra pazienti con e senza lesioni della rampa meniscale confermate artroscopicamente. 

Risultati: All’artroscopia, 35 bambini presentavano lesioni a rampa e 50 bambini avevano giunzioni meniscocapsulari intatte. Le ginocchia in cui è stata osservata una lesione a rampa avevano una probabilità significativamente maggiore di avere risultati RM di una lesione del menisco mediale, irregolarità del menisco perifericamente, un’iperintesità di segnale della giunzione in T2 e una lacerazione del legamento meniscocapsulare. Non è stata trovata alcuna differenza significativa tra i bambini con e senza lesioni a rampa per quanto riguarda la presenza di versamento o di una lesione del menisco laterale o l’entità dell’edema del piatto tibiale mediale e laterale. 

Conclusione: i reperti RM associati a una diagnosi artroscopica di lesione della rampa meniscale includono lacerazione del menisco mediale, irregolarità del menisco perifericamente, segnale simil-fluido della giunzione e la lacerazione del legamento capsulare. 

Commenti editoriali senior: Grazie per il vostro lavoro. Sebbene questi risultati siano stati riportati in precedenza su immagini RM 2D, nella nostra esperienza, l’imaging 3D mostra bene l’entità della lesione meniscocapsulare e delle lesioni meniscali. Utilizzando immagini RM 3D isotropiche ricostruite nel piano assiale meniscale, il lettore può anche misurare la lunghezza della lesione meniscale, che può essere notevolmente sottostimata sull’imaging 2D. 

Take home message 

  • Le lesioni RAMP sono associate a lesioni del LCA. Si tratta di lesioni meniscocapsulari che interessano il corno posteriore del menisco mediale.
  • Le lesioni della rampa meniscale possono essere viste anche nei bambini.
  • Prestare attenzione alle lesioni a rampa con lesioni associate: lesione del menisco mediale, irregolarità del menisco periferico e lacerazione del legamento capsulare.
  • Lesioni della rampa meniscale (le lesioni del corno posteriore del menisco mediale a livello della giunzione menisco-capsulare si verificano in circa il 25% delle ginocchia con lesione al LCA. Le lesioni della radice meniscale laterale si verificano in circa il 7% delle ginocchia con lesione al LCA Lacrima del menisco – 

 

Development of MRI-defined Structural Tissue Damage after Anterior Cruciate Ligament Injury over 5 Years: The KANON Study 

Frank W. Roemer , L. Stefan Lohmander, Martin Englund, Ali Guermazi, Anna Åkesson, Richard Frobell 

Radiology 

https://pubs.rsna.org/doi/full/10.1148/radiol.2021202954 

Background: la risonanza magnetica viene utilizzata per valutare i cambiamenti delle strutture articolari dopo una lesione del legamento crociato anteriore (LCA), ma non sono disponibili dati a lungo termine per confrontare i diversi approcci di trattamento. 

Domanda: Qual è la frequenza del danno strutturale sulle scansioni RM a 2 e 5 anni per una strategia di trattamento non chirurgico rispetto a quella chirurgica nello studio Knee Anterior Cruciate Ligament, Nonsurgical versus Surgical Treatment (KANON)? 

Design: analisi secondaria di un trial prospettico 

Partecipanti: sono stati inclusi 119 partecipanti con una lesione acuta del LCA. I partecipanti sono stati arruolati dal 2002 al 2006, il follow-up di 2 anni è iniziato nel 2008 e il follow-up di 5 anni è iniziato nel 2011. 

Metodi: è stato eseguito un esame RM da 1,5 T iniziale e al follow-up di 2 e 5 anni. Le scansioni RM sono state lette secondo un sistema di punteggio convalidato. I test di Kruskal-Wallis sono stati utilizzati per valutare se le frequenze del danno strutturale differivano tra i tre gruppi trattati. 

Risultati principali: sono stati valutati 119 partecipanti, 91 uomini. A 2 e 5 anni di follow-up, rispettivamente, il 13% e il 13% delle ginocchia mostrava un danno cartilagineo incidentale nell’articolazione tibiofemorale mediale, l’11% e il 17% delle ginocchia mostrava un danno cartilagineo incidentale nell’articolazione tibiofemorale laterale e il 4% e l’8% delle ginocchia ha mostrato danni alla cartilagine nell’articolazione femoro-rotulea. Lo sviluppo di osteofiti è stato osservato nel 23% e nel 29% delle ginocchia nell’articolazione tibio-femorale mediale, nel 36% e nel 43% delle ginocchia nell’articolazione tibio-femorale laterale e nel 35% e 37% nell’articolazione femoro-rotulea. Non sono state riscontrate differenze importanti tra i gruppi per danni alla cartilagine incidentali o in peggioramento, lesioni del midollo osseo e osteofiti a 2 o 5 anni. Il gruppo con solo riabilitazione ha mostrato meno sinovite nella borsa di Hoffa a 2 (P = .02) e 5 (P = .008) anni. 

Conclusione: i giovani adulti con lesione del LCA non hanno mostrato differenze significative nella frequenza del danno strutturale alle scansioni RM a 2 e 5 anni indipendentemente dal trattamento. Tuttavia, il gruppo con sola riabilitazione ha avuto meno infiammazioni a 2 e 5 anni. 

Take-home messages: 

  • Le lesioni del LCA portano a conseguenti anomalie dei tessuti molli del ginocchio nel tempo.
  • Nei pazienti con lesioni post-LCA, particolare attenzione dovrebbe essere prestata all’aspetto della cartilagine nel compartimento femoro-rotuleo e nelle aree di carico, e valutare anche la sinovite e l’edema del cuscinetto adiposo di Hoffa.

 

MRI-based Synthetic CT in the Detection of Structural Lesions in Patients with Suspected Sacroiliitis: Comparison with MRI 

Lennart B. O. Jans, Min Chen, Dirk Elewaut, Filip Van den Bosch, Philippe Carron, Peggy Jacques,Ruth Wittoek, Jacob L. Jaremko, Nele Herregods 

Radiology.

https://pubs.rsna.org/doi/pdf/10.1148/radiol.2020201537 

Background: la valutazione delle lesioni strutturali nelle articolazioni sacroiliache (SI) può migliorare l’accuratezza della diagnosi di spondiloartrite. Tuttavia, le lesioni strutturali, come le erosioni, sono difficili da valutare nelle scansioni RM T1- pesate eseguite di routine. MRI-based Synthetic CT (sCT) è una tecnologia di deep-learning, che esegue la mappatura tridimensionale (3D) della RM alla TC, e genera immagini TC-simili da una sequenza T1- 3D assiale (T1MGE)  

Domande: qual è la prestazione diagnostica della sCT nella rappresentazione di erosioni, sclerosi e anchilosi delle articolazioni sacroiliache rispetto alla RM –T1pesata, avendo come standard di riferimento la TC? 

Design: studio prospettico eseguito da febbraio 2019 a novembre 2019. 

Partecipanti: sono stati inclusi 30 partecipanti (16 uomini, 14 donne; età media, 40 anni ± 10 [DS]). 

Criteri di esclusione: i criteri di esclusione sono stati la gravidanza, gli impianti metallici, le controindicazioni alla risonanza magnetica e il mancato completamento dell’esame. 

Metodi: gli adulti sono stati inviati da un ambulatorio di reumatologia con sospetto clinico di sacroileite infiammatoria. La RM e la TC delle articolazioni SI sono state eseguite lo stesso giorno. Le immagini sCT sono state generate da scansioni RM utilizzando un metodo di sintesi di immagini basato sul deep-learning disponibile in commercio. Due osservatori hanno riportato in modo indipendente se le lesioni strutturali (erosioni, sclerosi e anchilosi) erano presenti su scansioni RM T1-pesate, sCT e TC in diverse sessioni di lettura, non essendo a conoscenza delle informazioni cliniche e di altre immagini. Le performance diagnostiche delle scansioni sCT e RM T1-pesate sono state analizzate il generalized estimating equation models, ultilizzando i reperti in consenso della TC come standard di riferimento. 

Risultati principali: la performance diagnostica della sCT è risultata superiore a quella della RM T1-pesata per l’erosione, la sclerosi e l’anchilosi. Con la sCT, anche la specificità per il rilevamento dell’erosione e la sensibilità per il rilevamento della sclerosi e dell’anchilosi sono risultate migliori. 

Conclusione: avendo la TC come standard di riferimento, la sTC delle articolazioni sacro-iliache ha prestazioni diagnostiche migliori nel rilevamento di lesioni strutturali in soggetti con sospetto di sacroileite rispetto alla risonanza magnetica T1pesata effettuata di routine. 

Take-home messages  

  • I cambiamenti strutturali (erosioni) identificati nelle articolazioni sacroiliache sono una componente importante nella diagnosi di sospetta sacroileite
  • La sTC ricostruita dall’imaging MRI migliora la diagnosi di erosioni strutturali nelle articolazioni sacroiliache in pazienti con sacroileite

 

Ulnar collateral ligament injuries of the first metacarpophalangeal joint: prevalence of associated injuries on radiographs and MRI 

Sebastian Manneck,  Filippo Del Grande &  Anna Hirschmann 

Skeletal Radiology 

https://link.springer.com/article/10.1007%2Fs00256-020-03575-w 

Background: il legamento collaterale ulnare (LCU) è lo stabilizzatore primario della prima articolazione metacarpo-falangea (MCF) durante lo stress in valgo. Le lesioni del LCU si verificano in genere a causa dell’iperabduzione. Le lacerazioni del LCU si verificano più comunemente a livello dell’inserzione distale e il moncone può essere spostato. La terapia chirurgica è consigliata se lo spostamento è superiore a 3 mm e necessaria se lo spostamento è prossimale all’aponeurosi dell’adduttore, nota anche come lesione di Stener. Una lesione diagnosticata in modo errato o trattata in modo improprio può causare instabilità articolare, con conseguente disabilità e dolore significativi e può provocare un’osteoartrosi precoce della prima articolazione MCF. I legamenti palmari della prima articolazione MCF rinforzano la capsula volare in profondità fino al tendine flessore. I legamenti palmari comprendono tre componenti: i legamenti del metacarpo-falangeo palmare ulnare e radiale, metacarpo-falangeo collaterale laterale ulnari e radiali, il legamento intersesamoideo; quest’ultima è anche nota come placca palmare. 

La freccia bianca nell’immagine (a) indica la lesione di Stener, il moncone distale lussato che viene spostato prossimalmente e avvolto attorno all’aponeurosi dell’adduttore del pollice. L’immagine in sagittale mostra una concomitante interruzione dei legamenti palmari e falangogloenoidei (freccia bianca). 

Domande: a seguito di lesioni acute del legamento collaterale ulnare (LCU), qual è la prevalenza dei ritrovamenti associati alla prima articolazione metacarpo-falangea su radiografie e risonanza magnetica? 

Design: studio retrospettivo 

Criteri di inclusione: in questo studio sono stati inclusi pazienti con evidenza di distorsione o rottura del LCU su immagini RM, un intervallo di tempo fino a 6 settimane tra radiografie e risonanza magnetica e imaging entro 2 mesi dal trauma. 

Criteri di esclusione: tre pazienti sono stati esclusi per i seguenti motivi: due per un intervallo di tempo superiore a 2 mesi tra l’imaging e il trauma e uno per la qualità dell’immagine insufficiente alla risonanza magnetica. 

Partecipanti: 25 pazienti con una lesione del LCU alla risonanza magnetica. 

Metodi: La presenza di lesioni associate ai legamenti palmari (checkrein and phalangoglenoid ligaments and volar plate) è stata valutata su radiografie e risonanza magnetica in cieco da due radiologi muscolo-scheletristii. Il test dei segni per ranghi di Wilcoxon è stato utilizzato per confrontare le frequenze degli infortuni nelle due modalità (p <0,05). È stata inoltre calcolata la variabilità tra i due osservatori. 

Risultati principali: le lacerazioni complete del LCU (48% / 60%, lettore 1/2) erano più comuni delle lacerazioni parziali (24% / 16%) alla risonanza magnetica. La dislocazione del LCU ≥3 mm è stata rilevata nel 40% / 56% alla risonanza magnetica. Le fratture da avulsione del LCU sono state osservate più frequentemente alla risonanza magnetica (28%) rispetto alle radiografie (12%) per l’osservatore 1. Le lesioni da avulsione associate del legamento metacarpo-falangeo collaterale erano evidenti nel 12% / 8% nelle radiografie e nell’80% / 76% nella risonanza magnetica. Quasi tutti i pazienti (100% / 79%) con una lesione del LCU lussata hanno mostrato una concomitante lesione del legamento palmare; e anche due terzi (66% / 72%) delle lacerazioni del LCU non scomposte hanno avuto una lesione ai legamenti palmari. La concordanza tra i lettori è stata da moderata a eccellente (κ = 0,60-1,0). 

Conclusione: le lesioni del LCU sono spesso associate a lesioni del legamento palmare, anche in caso di danni di entità minori del LCU. 

Take-home message 

  • Il LCU è il principale stabilizzatore in valgo della prima articolazione MCF.
  • Un gruppo complesso di legamenti palmari mantiene la stabilità del LCU
  • Le lesioni del LCU coinvolgono anche i legamenti del complesso palmare, quindi si consiglia di valutare il complesso palmare.
References
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